Ecco perché Bitcoin e le altre criptovalute continuano a crollare

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Continua il crollo di Bitcoin e le altre criptovalute: dopo il martedì nero del 16 gennaio, le monete virtuali continuano a calare e a far perdere tanti soldi a chi li aveva investiti di recente. Del resto, l’ascesa per certi versi clamorosa aveva spinto un po’ tutti ad investire in Bitcoin e altre criptovalute come Ethereum e compagnia. Sta di fatto che nelle ultime 24 ore, Bitcoin è sceso sotto i 10.000 dollari, facendo segnare il nuovo record negativo con un -22,7% rispetto al giorno precedente. Se si considerano gli ultimi 30 giorni, la cripto moneta per eccellenza ha perso il 49,5%: il 17 dicembre era scambiato infatti a circa 20.000 dollari.

Se la passano male anche Bitcoin Cash, che il 17 gennaio ha perso il 31% ed è scambiato a 1.400 dollari, ma anche Ethereum che perde il 30%, Litecoin -29%. Perfino Ripple, la criptovaluta che ha fatto guadagnare di più i suoi possessori nel 2017, perde il 31%. Non è un caso, dunque, se la Commissione Europea si è affrettata a lanciare l’allarme sui “chiari rischi” legati a Bitcoin e alle altre criptomonete sia per investitori sia per consumatori. “Le monete virtuali non sono monete reali. Non sono garantite da paesi” e “il valore è determinato solo da domanda e offerta”, ricorda Vanessa Mock, una portavoce della Commissione.

Corea del Sud e Cina contro Bitcoin

Ma come si spiega questo crollo di Bitcoin e delle criptovalute in genere? Il crollo è cominciato martedì 16 gennaio dopo che l’agenzia di stampa sudcoreana Yonhap ha riferito che il ministro delle Finanze, Kim Dong-yeon, avrebbe rivelato ad una radio locale che il governo avrebbe pronte misure per “reprimere la mania degli investimenti in criptovaluta”, poiché ritenuta pericolosa per i risparmiatori. Una notizia che ha fatto intimorire gli investitori con tutte le conseguenze del caso, visto che la Corea del Sud è uno dei Paesi in cui è esplosa più di altri posti la cripto-mania.

Ma la Corea del Sud non è l’unico Paese che avversa le criptovalute. Anche la Cina, secondo quanto riferisce Reuters, vuole vietare il trading centralizzato di Bitcoin e i suoi fratelli. L’iniziativa sarebbe del vice Governatore della banca centrale cinese, Pan Gongsheng, che vorrebbe spingersi oltre dopo aver già vietato il trading delle piattaforme di scambio (anche se le operazioni proseguono tramite canali alternativi).