Samsung: i problemi di Galaxy Note 7 costano 3 miliardi

0
1336
Samsung Electronics logo

Samsung stima in 3 miliardi di dollari il danno derivante dal flop di Galaxy Note 7. Il colosso coreano della tecnologia ha rivisto nei giorni le proprie previsioni sui profitti operativi per il terzo trimestre del 2016. L’impatto negativo derivante dai problemi riscontrati nel nuovo phablet sarà di ben 2,3 miliardi nel terzo trimestre 2016, ma avrà un impatto negativo anche nei due prossimi trimestri, in quello finale dell’anno in corso e nel primo del 2017.

In totale, l’impatto negativo derivante dai problemi col Galaxy Note 7 è stato calcolato in circa 3 trilioni di won, ossia 3 miliardi di dollari, sull’utile operativo dal quarto trimestre del 2016 al primo trimestre del 2017. Nei giorni scorsi Samsung Electronics ha annunciato ufficialmente la cessazione delle vendite e della produzione del Note 7, in seguito ai surriscaldamenti della batteria che hanno causato addirittura l’esplosione di diversi dispositivi.

Dapprima, Samsung aveva comunicato agli utenti la sostituzione dei dispositivi, ma anche i nuovi phablet hanno presentato lo stesso inconveniente con la batteria, ragion per cui è stata disposta la cessazione globale di vendite e produzione. Gli analisti stimano che in totale questo flop costerà in tutto all’azienda coreana 17 miliardi di dollari. Per cercare di ammortizzare in parte le perdite, Samsung punterà ad ampliare le vendite di Galaxy S7 e S7 Edge, gli attuali smartphone di punta.

Samsung sale nella vendita di display e memorie

E non è tutto, perché per evitare che in futuro si presentino nuovi episodi come quelli del Note 7, sarà migliorata la sicurezza dei prodotti “apportando modifiche significative nei suoi processi di garanzia della qualità”, fanno sapere dal quartiere generale coreano. Intanto, secondo l’analista Kim Young Woo di SK Securities, il profitto generato da Samsung nel terzo trimestre 2016 è stato il più basso degli ultimi tre trimestri. Tuttavia, i coreani stanno registrando buoni dati dalle attività di produzione display e chip di memoria per conto terzi, cosa che consentirà loro di compensare in parte le perdite.