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Batteria smartphone esplosa? Non più grazie all’estintore incorporato

Batteria smartphone esplosa? Non più grazie all’estintore incorporato
Batteria smartphone esplosa? Non più grazie all’estintore incorporato
Roberta Betti

In seguito al famoso incidente capitato a Samsung Galaxy Note 7, si sono sempre più moltiplicati i produttori di smartphone e dispositivi tecnologici in generale che prestano particolare attenzione al funzionamento delle batterie integrate nei device: un fattore che diventa di fondamentale importanza in un mondo dove la corsa all’autonomia degli accumulatori (e di conseguenza il loro surriscaldamento) è prioritaria.

Diversi brand, come LG, Elephone e Xiaomi hanno più volte rassicurato il pubblico su come i loro dispositivi possano dotarsi di batterie capienti e capaci di sopportare lunghi periodi di accensione, senza per questo mettere a repentaglio la sicurezza del’utente con surriscaldamenti o esplosioni improvvise.

Mentre gli incidenti come quello capitato a Galaxy Note 7 rimangono ancora relativamente rari in altri brand, l’attenzione del pubblico ad un problema di sicurezza così importante è indubbiamente cresciuta.

Ed è proprio per prevenirlo che l’Università di Stanford, tramite i suoi ricercatori, ha messo a punto un set di batterie sperimentali agli ioni di litio, che includerebbero nel loro design un estintore costituito da più livelli di trifenil fosfato (un composto chimico deterrente alla combustione), che separa gli elettrodi positivi e negativi: questo setup avrebbe la capacità di spegnere un eventuale incendio in meno di un secondo.

La batteria smartphone del futuro: immune a surriscaldamenti ed esplosioni?

Questo prototipo sperimentale non è tuttavia una novità: è stato sperimentato nel passato, tuttavia ai tempi non era stato ancora affrontato in tutto e per tutto il pericolo di cortocircuitare la batteria smartphone nel caso di over-charge oppure di uso sostenuto a livelli di carica inferiore.

Ma i ricercatori di Stanford non si sono persi d’animo, e hanno risolto il problema includendo il trifenil fosfato in una fibra plastica protettiva studiata per rilasciare il composto se e solo se la batteria raggiungesse i 150 gradi Celsius, un valore considerato critico per la combustione.

Questo concept sembra funzionare in seguito alle prime prove pratiche, tuttavia sono necessari ulteriori test di sicurezza per valutare come una possibile perdita dei fluidi potrebbe danneggiare la batteria smartphone, prendendo precauzioni perché non avvenga.

Una volta contenuti i costi relativi alla produzione ed alla ricerca, la nuova batteria potrebbe diventare uno standard per i top di gamma del futuro, esattamente come oggi può esserlo una porta USB Type-C o un lettore di impronte digitali integrato: sarà questa la soluzione che ci permetterà di sfruttare delle batterie di grande capienza in tutta sicurezza?

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Roberta Betti
@SerikaSerizawa8

Appassionata di hi-tech ed entertainment digitale, e più generalmente di tutto ciò che ruota attorno il sistema di numerazione binario: sistemi open source, OS, privacy, app, videogames, device e quanto il prolifico mondo della tecnologia ci propone ogni giorno

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