Italia: 21 milioni di euro saranno impiegati nella ricerca sulle biotecnologie sostenibili

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La legge di Stabilità approvata dal Governo nel gennaio del 2016 ha stanziato ben 21 milioni di euro che verranno spesi nei prossimi tre anni in progetti di ricerca pubblica volta a favorire un miglioramento delle colture italiane biosostenibili. La cifra, che è davvero enorme se confrontata con gli altri investimenti o con quelli che hanno interessato negli scorsi anni il settore agricolo, andrà quindi a rafforzare gli studi sull’agricoltura del nostro territorio e ad individuare nuove possibilità di sviluppo. A gestire tutte le attività sarà il Crea, il Centro di Ricerca Specializzato del Ministero delle Politiche Agricole che può vantare l’impiego di alcune figure di alto spessore scientifico, come ad esempio la squadra pionera negli studi del sequenziamento del genoma del frumento che ha ottenuto importanti riconoscimenti nelle principali nazioni.

Nei tre anni che verranno, quindi, spiega il portale di news Vivicool.it, si susseguiranno ricerche di laboratorio avanzate, che impiegheranno alcune delle biotecnologie più moderne e complesse, come il genome editing e la cisgnesi. Ad accumunare i vari studi che verranno, l’assenza di incroci genetici estranei alla specie. In questo modo quindi, attraverso studi approfonditi su ulivi, viti, pomodori, albicocchi, agrumeti, frumenti, mele, melanzane, ciliegi, pioppi e altri prodotti tipici del nostro paese si favorirà l’adattamento di queste piante ai cambiamenti del clima. Il vantaggio e la particolarità di questi studi, sarà l’impiego di tecniche che di fatto non rientrano nella categoria degli OGM transgenici, come chiarito più volte anche dall’UE.

Emerge quindi come questi studi di fatto possano permettere una completa tutela della biodiversità della nostra penisola. La possibilità, se questi investimenti saranno ben sfruttati, è quella di far divenire l’Italia la bandiera di un patrimonio culturale complesso, completo e che utilizzi con finalità sostenibili i progressi della biotecnologia. In Italia, per completezza di informazione, uno studio di questo tipo è già stato effettuato e ha avuto come protagonista il melo: il risultato è stato quello di aver “creato” una pianta in grado di resistere alla ticchiolatura.

Una virata verso questo tipo di agricoltura di fatto ha delle importanti ripercussioni anche nel settore dell’impiego. I lavoratori del settore agricoltura, infatti, sono in calo, ma investimenti e ricerche di questo tipo potrebbero di fatto rappresentare un nuovo volano per il settore nel lungo perioso. Entrando più nel dettaglio, investimenti e attività di questo tipo potrebbero anche provocare un abbassamento dell’età media degli impiegati nel settore. Il nuovo concept industriale, infatti, la sua modernità, il suo carattere scientifico non solo ben rispondono a profili più giovani e completi culturalmente, ma sembrano anche rappresentare un settore attraente per molti futuri manager.

In una economia italiana che soffre, quindi, un forte aiuto potrebbe arrivare proprio dall’agricoltura biologica che, nello scorso anno, ha movimentato tra l’altro circa 3 miliardi di euro.

L’augurio per il settore in particolare e per la nostra nazione più in generale, quindi, è quello che questi investimenti siano alla base di un percorso di sviluppo agricolo-industriale che sappia creare nuove professionalità, sfruttare quelle esistenti e che sia il vita ad una sinergia di profili e progetti.