Scienza

Darpa testa la prima mano protesica a prova di tatto

Darpa testa la prima mano protesica a prova di tatto
Darpa testa la prima mano protesica a prova di tatto
Maria Elia

Quando per un motivo o per un altro si perde un arto, inferiore o superiore, questo viene sostituito da protesi che apparentemente non danno l’impressione di essere sostituzioni artificiali della parte mancante e illudono l’occhio, sembrando davvero naturali. Di certo, però, a non poter essere illuse sono le persone che le portano, che si trovano a rinunciare all’attività sensoriale precedente, data da gambe, braccia o mani che siano.

A quanto pare la Defence Advanced Research Projects Agency, DARPA, si sta muovendo in questa direzione. Si tratta dell’agenzia governativa del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti incaricata da sempre dello sviluppo di nuove tecnologie. In passato diverse sono state quelle implementate per migliorare la qualità della vita. Oggi, la promessa di protesi in grado di far provare sensazioni realistiche, con l’inizio dei test di una prosthetic hand, una mano protesica che è sui generis, perché capace di restituire oltre alla fisicità dell’appendice mobile anche la sensibilità. I primi risultati sono stati un successo.

I ricercatori, infatti, sono riusciti a far provare al paziente una percezione tattile quasi naturale, attestata dalla sua risposta agli input, che ha confermato alcuni dati importanti. La persona ricoverata è riuscita a distinguere quale dita in particolare gli studiosi stessero toccando e di riconoscere anche quando erano due le dita contro cui premevano contemporaneamente.

La DARPA è riuscita a raggiungere questo primo traguardo grazie allo sviluppo di una tecnologia neuronale che collega la mano protesica direttamente al cervello del paziente, in particolare a quelle aree demandate al controllo dei movimenti, vale a dire la corteccia motoria e quella sensoriale, dove sono stati innestati degli appositi elettrodi.
Un grosso passo in avanti che potrebbe permettere un domani, a chi ha perso un arto, di avvalersi delle protesi per recuperare tante semplici azioni che credeva perdute, come afferrare oggetti, manipolarli o cosa più importante garantire l’interazione, avvertendo il contatto.

Scienza
Maria Elia
@Mari3lia

Amante dei viaggi e della lettura, non posso fare a meno di perdermi nei mondi raccontati dai libri e da realtà diverse. Esageratamente curiosa mi affascina tutto ciò che è cultura e innovazione

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