Facebook dichiara guerra a Google con Atlas

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Google è un gigante dalle molte facce. È il motore di ricerca per antonomasia, è uno dei maggiori player nel campo del mobile attraverso Android, è fornitore di una piattaforma tecnologica di assoluta eccellenza, ed offre anche una serie di soluzioni in ambito aziendale di primaria importanza in ambito business.

In realtà Google è anche molto di più di tutto ciò, e volendo elencare tutti gli ambiti in cui Google eccelle o è semplicemente presente impiegheremmo diverso tempo e probabilmente non esauriremmo la lista.

C’è però un campo facilmente individuabile e che è certamente fonte di un volume di affari imponente per Google, ovvero il mercato della pubblicità.

Ora, potremmo anche andare per le lunghe e spiegarvi perché e come funziona il mercato dei banner pubblicitari per Google, ma probabilmente causeremmo a quelli di voi che non sono esperti in materia un effetto ninna nanna praticamente immediato. Così preferiamo partire da un assunto: il mercato della pubblicità vale molti molti molti soldi e Google in questo mercato dispone di una fetta importante.

C’è però adesso sulla scena un nuovo competitor e non si chiama Pinco o Pallo ma si chiama Facebook! Anche lui un gigante dalle molte teste attivo in altrettanti campi di importanza vitale per il Web.

 

Un po’ di storia

Ora, la storia è questa, erogare la pubblicità sul web con numeri piuttosto grandi non è uno scherzo da ragazzi. Non basta un softwarino e due pc messi in rete per far funzionare il quantitativo stratosferico di banner che ogni giorno circola in rete, ma bisogna chiamarsi Google o Facebook per avere mezzi e strumenti per fare una cosa del genere.

Da anni Google ha sia i mezzi sia gli strumenti, Facebook invece ha comprato nel Febbraio del 2013 una società che in precedenza faceva capo a Microsoft e di nome Atlas.

Da Febbraio 2013 ad oggi Facebook ha lavorato sodo per sviluppare Atlas in modo da poter competere con quei geniacci di Google sul terreno della pubblicità.

 

La sfida dei profili

Il terreno di battaglia sarà la profilazione degli utenti. Già perché come qualcuno ha sostenuto i nostri interessi e le nostre abitudini sono merce in vendita. Facebook dispone del più grande database di utenti profilati al mondo e Atlas lo interrogherà per capire quali sono le pubblicità migliori da offrirci sulla base dei nostri interessi.

Non che Google non possieda un database simile ma è diverso lo strumento di tracciatura dei profili, e Facebook è pronta a scommettere che il suo sistema di profilazione è migliore e più accurato, perché, e qui ci perdonino i non tecnici, non basato sui cookies ma su una tracciatura di profilo più precisa in grado per esempio di individuare il percorso d’acquisto anche quando si sviluppa su piattaforme diverse. Ad esempio un utente potrebbe iniziare ad acquistare un prodotto sullo smartphone per poi concludere l’acquisto sul web.

Per gli utenti comuni ovviamente non cambia niente ma per inserzionisti ed editori rappresenta l’ingresso di un nuovo competitor nel mercato e tipicamente la concorrenza è sempre portatrice di miglioramenti.

Detto questo, c’è sempre Ello che sostiene che un mondo diverso è possibile, sarà vero?

Foto by  Marco Paköeningrat (CC BY-SA 2.0)